Champions Cup: Benvenuto merito! Dal 2018/19 qualificate le “prime sette di PRO12” e chi vince la Challenge Cup

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Alba Ovale – 2017

Chi legge questo blog da qualche tempo sa come la pensiamo circa questa ‘annosa’ questione della meritocrazia nel criterio di qualificazione alla Champions Cup.

EPCR ha annunciato oggi che, dalla stagione 2018/19, le squadre che parteciperanno alla massima competizione europea per club saranno le prime sei classificate in Aviva Premiership e TOP14 e le prime sette in Guinness PRO12, qualunque sia la loro nazione.

Ricordiamo che il format attuale “requires that at least one club from each of Ireland, Italy, Scotland and Wales is included in the seven qualifiers”, usando le parole del comunicato stampa di EPCR. Viene anche eliminato lo spareggio-qualificazione, che non ha più ragione di esistere.

Sempre nell’ottica di far crescere l’interesse della seconda competizione europea, chi vincerà la Challenge Cup andrà direttamente in Champions Cup – oppure, se la vincitrice si è già guadagnata il diritto, lascerà il posto alla finalista perdente.

Per le squadre scozzesi cambia poco; ci si aspetta che i Warriors ottengano piuttosto agevolmente l’obiettivo minimo stagionale, mentre per Edinburgh centrare almeno il settimo posto il prossimo anno diventa l’obiettivo con la “O” maiuscola – Richard Cockerill ha già un traguardo da cui partire.

Il Chief Executive di PRO12 Rugby, Martin Anayi, ha accolto in maniera positiva la notizia: “Everyone has seen the positive impact that meritocracy has had on the Guinness PRO12 since it was introduced in the 2014/15 season. Competition has never been greater among our clubs and these latest changes will deliver true meritocracy to our Championship.”

“In this past season, we have been greatly encouraged by the performances of our teams in the Champions Cup and the Challenge Cup and this development will prime them to make a greater impact in the future.”

La grande speranza è che le reazioni in Italia, la nazione oggettivamente più svantaggiata da questa riforma – ma solo perchè finora incapace di proporre due squadre in grado di lottare per le prime posizioni nella classifica celtica – siano positive. Spero che tutto il movimento veda questa notizia come opportunità di crescita e non come una sorta di ‘punizione’ o, peggio, ingiustizia. Oltretutto, accettare questo challenge non potrà che portare benefici alla mentalità dei giocatori e, a cascata, alla nostra nazionale.

Il processo meritocratico darà nuova linfa al PRO12, nuovi motivi a tutti i club per rinforzarsi per centrare l’obiettivo e rinnovato interesse a tutte le sfide. Se il rugby italiano sarà pronto ad accettare questa nuova opportunità, per il nostro movimento “sky is the limit”. Quando siamo messi di fronte a grosse imprese, di solito noi italiani sappiamo dimostrare il nostro valore.

Per il rugby italiano è arrivato il momento di esprimere sul campo quello le sue potenzialità. Anche perchè, una mancata reazione adesso potrebbe essere fatale.

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