“le Coppe Europee degli altri”: O’Gara duro, “il Racing ha pagato il prezzo dell’appagamento”

Ronan O'Gara Racing 92
Alba Ovale – 2016

Ronan O’Gara, una delle più grandi aperture della storia del rugby, già durante il match giocato allo Scotstoun Stadium contro i Warriors due settimane fa non aveva nascosto il disappunto per la brutta prestazione del suo Racing 92, che ha raccolto quella sera la terza sconfitta consecutiva uscendo dalla Champions Cup con ancora tre turni a disposizione.

Se si considera che lo scorso anno i Ciel et Blanc hanno raggiunto la finale – persa a Lione contro i Saracens – perdendo solo una gara della fase a gironi (contro il RC Toulon), si capisce ancora meglio la misura del fallimento dei francesi in questa stagione.

O’Gara, che con Munster ha vinto due volta la massima competizione europea, ha detto al sito dell’EPCR che “è una grande delusione, avere zero punti dopo tre gare. Parte del problema è il TOP14, la sua importanza per le squadre francesi, ma dobbiamo sforzarci di capire il valore della Champions Cup.

L’anno scorso è stato piuttosto facile arrivare alla finale per noi e quest’anno abbiamo dato per scontato il passaggio ai quarti di finale, senza essere davvero concentrati nel raggiungere l’obiettivo. Ci vorrà tempo per assorbire questo colpo, ed è una grande delusione essere eliminati da questa grande competizione.”

ROG torna con la mente al 16 dicembre, la gara di Glasgow, e ammette che “è stata una grande delusione ed è stato un miracolo che i Warriors non abbiano fatto il bonus-point. 23 punti concessi non sono molti, considerando il rugby moderno e il campo su cui abbiamo giocato, ma noi non siamo stati capaci di mettere in campo il nostro gioco né di andare oltre tre fasi di possesso. Non siamo mai riusciti a metterli sotto pressione, abbiamo commesso molti errori non-forzati e concesso molte punizioni, ma devo dire che siamo stati battuti da una squadra migliore di noi. Dobbiamo ammettere questo, perchè non siamo stati bravi abbastanza; possiamo cercare scuse, dire che può essere parte della mentalità francese, ma bisogna essere in grado di giocare secondo gli standard che ci siamo fissati.”

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