Test Match: Martin Landajo, “sabato vogliamo vincere”

Edimburgo – “Sono andato a scuola a Buenos Aires in una scuola scozzese, la St. Andrew’s Scots School, dove ho imparato l’inglese. Abbiamo preso un po’ di accento scozzese, ma non abbiamo imparato né a suonare la cornamusa, né danze scozzesi, né indossato il kilt. Abbiamo solo giocato a rugby e nel logo della scuola c’era il cardo e la bandiera scozzese. No, non ho antenati scozzesi e non so cantare l’inno, sono andato in quella scuola perchè è una delle migliori del Paese, dove aveva studiato anche mio padre.

Martin Landajo, mediano di mischia dei Pumas, si presenta così all’incontro con la stampa scozzese. Il padre del giocatore, Tomas Ricardo, ha vestito la maglia dei Pumas conquistando 14 caps tra il 1975 e il 1981, mentre Martin, sabato, conquisterà il suo 65esimo cap con la nazionale argentina in una partita molto importante per entrambe le squadre, perchè, in vista dei sorteggi per la RWC2019, sarà fondamentale farsi trovare in una posizione favorevole del ranking di World Rugby.

I Pumas sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni, entrando di prepotenza nella top-ten mondiale grazie a risultati importanti, come il successo sull’Irlanda nei quarti della RWC2015 e la vittoria ottenuta sugli Springboks nell’ultimo Rugby Championship. Per Landajo, il merito di questo cambiamento “epocale” va tutto a Graham Henry, che quattro anni fa era stato ingaggiato dalla UAR come consulente e mentore.

È molto più divertente giocare il tipo di rugby che pratichiamo negli ultimi anni. Abbiamo cambiato stile di gioco, quando Graham Henry è venuto ad aiutarci e posso dire di aver avuto la fortuna di essere già parte del gruppo e di aver imparato molto. Tradizionalmente, l’Argentina aveva una buona difesa, una mischia molto forte e er solita calciare la palla ma non marcava molte mete. All’inizio è stato difficile, ma adesso a mio parere stiamo facendo molto bene. Non è stato facile, nella prima gara in cui abbiamo usato il nuovo sistema non siamo diventati improvvisamente bravissimi a far girare la palla, perchè non eravamo ancora abituati a questo tipo di mentalità. Era molto difficile vincere le partite con la vecchia impostazione, ma abbiamo cambiato e adesso va molto meglio.

Anche i nostri tifosi sono soddisfatti di questo cambiamento“, continua Landajo. “Ci scrivono sui social media e per questo sappiamo cosa pensano, che a loro piace questo stile di gioco più dinamico; se paghi il biglietto per venire allo stadio, vuoi vedere che la tua squadra gioca per vincere, divertirti e vedere tante mete.

Credo che l’esperienza dei Jaguares sia unica nel panorama rugbistico mondiale. Siamo una squadra unica, nazionale e club, abbiamo solo un giocatore in nazionale che non fa parte dei Jaguares e questo indubbiamente ci ha aiutati moltissimo a creare lo spirito di gruppo. Mi trovo molto bene in questo ambiente, prima avevamo giocatori che arrivavano da diverse squadre e li abbiamo riportati tutti in Argentina. Abbiamo iniziato in gennaio, con lo stesso staff tecnico impostando il tipo di gioco che ci piace fare. Certo, cambiamo qualcosa ogni settimana ma lavoriamo allo stesso modo da gennaio e questo ci ha aiutato ulteriormente. Il jet-lag, può essere un po’ un problema, perchè in questo primo anno di Super Rugby abbiamo viaggiato moltissimo e questa è la prima settimana che riusciamo a mettere insieme otto ore continuative di sonno! Siamo un po’ stanchi, ma vogliamo che questa settimana sia la migliore in assoluto sotto tutti i punti di vista perchè vogliamo vincere sabato.

Abbiamo visto la gara della Scozia di settimana scorsa, qualche video con i nostri analisti, non tutta la gara intera; da quello che ho visto, mi sembra che la Scozia giochi molto palla in mano. Sappiamo che le nazionali dell’emisfero nord calciano molto e tendono a rallentare le giocate nei raggruppamenti, una cosa che non ci diverte molto. Ma la Scozia è diversa, sembra che voglia giocare di più e in velocità quando in possesso. Dovrebbe essere una bella gara, quella di sabato.

Gli chiedo se è d’accordo con quanto detto nell’immediato post-partita da Hourcade, l’head coach, che ha evidenziato troppi calci nel match perso contro il Galles.

È vero, abbiamo calciato troppo e soprattutto calciato nei momenti sbagliati. A noi piace contrattaccare, ci sentiamo a nostro agio quando possiamo farlo ma sabato non siamo riusciti a metterci spesso nelle migliori condizioni per farlo. Il gioco al piede è importante, ma non siamo abituati a sfruttarlo; quando ci affidiamo ai calci tattici, o non calciamo bene, o non siamo bravi ad inseguire l’ovale. Sappiamo che sotto questo aspetto dobbiamo migliorare.

 

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