Scozia: Ufficiale, Gregor Townsend e’ il nuovo head coach (dal giugno 2017)

Gregor Townsend e’ il nuovo head coach della Scozia. Townsend, che ha guidato i Warriors allo storico trionfo in Guinness Pro12 nel 2015, succedera’ a Vern Cotter dal giugno 2017, alla scadenza del suo contratto coi Glaswegians – e del contratto che lega il neozelandese alla Scottish Rugby.

Lo ha annunciato la SRU con un comunicato stampa ufficiale, confermando quello che Alba Ovale aveva gia’ anticipato lo scorso dicembre.

La scelta di Townsend è sembrata, fin da subito, quella più logica, perchè ha dimostrato di poter e saper allenare ad alti livelli, portando i Warriors dal fondo della classifica celtica al trionfo di Belfast, gestendo un gruppo composto di giocatori con diverse personalità e dimostrando anche di saper gestire situazioni non sempre facilissime.

Per i Warriors, adesso, si apre la caccia al successore di Townsend che, comunque finirà la stagione che non è ancora nemmeno cominciata, si prenderà una grossa responsabilità – e sarà, anche, un “rischio” per il peso dell’eredità. Gregor, infatti, è alla guida dei Glaswegians dal 2012 e ha sempre chiuso la regular season nella top-four, giocando due finali e, come detto, vincendone una.

Townsend, 43 anni, vanta 82 caps con la Scozia – da apertura – e due con la maglia dei British and Irish Lions; è già stato inserito nello staff tecnico della nazionale del Cardo, quando l’head coach era Andy Robinson.

Vern Cotter era stato annunciato nel maggio 2013 come nuovo head coach della Scozia, la notizia arrivata pochi giorni dopo la sconfitta – l’ennesima, verrebbe da dire – rimediata dal suo ASM Clermont Auvergne nella finale di Dublino dell’Heineken Cup. La scelta, allora, era stata accolta con qualche perplessità dall’ambiente, per la scarsa attitudine a vincere dell’head coach neozelandese (in otto anni a Clermont, un solo titolo di Top14 nel 2010 e tanti piazzamenti) e perchè, dopo l’annuncio ufficiale, Cotter sarebbe arrivato in God’s Country solo dopo un anno. Il debutto del neozelandese è stato buono, nel quadrangolare in Sud Africa contro Springboks, Italia e Samoa e in autunno sono arrivate le vittorie contro i Pumas (nettissima) e Tonga intervallate dalla sconfitta, al termine di un incontro giocato praticamente alla pari, contro gli All Blacks.

L’entusiasmo, però, è durato solo pochi mesi, perchè al 6 Nations 2015 la Scozia, indicata dagli addetti ai lavori – e dal sottoscritto – come la potenziale sorpresa, ha chiuso con cinque sconfitte e il wooden spoon. Dopo mesi di dubbi, la prestazione alla RWC2015 aveva, nuovamente, riacceso gli animi e il 6 Nations 2016, con le vittorie su Italia e (dopo dieci anni) Francia avevano fatto intravvedere un “fil rouge” di miglioramenti.

La scintilla, però, non è mai scoccata del tutto e l’ambiente non è mai riuscito ad innamorarsi del taciturno e introverso neozelandese, con modi di fare di un sergente istruttore – è notizia di pochi giorni fa la “denuncia” di Big Jim Hamilton, che ha accusato Cotter di aver chiesto ai giocatori di “uccidere conigli” nel corso del camp pre-RWC nel sud della Francia – e la scarsissima loquacità in conferenza stampa.

È da vedere, in attesa che inizi finalmente l’era Townsend, con uno scozzese di nuovo alla guida della Nazionale, come la Scozia si comporterà nelle prossime uscite autunnali e, soprattutto, nel prossimo 6 Nations. L’impressione è che, se il futuro prossimo si prospetta interessante, l’immediato rischia di diventare una sorta di non voluto “gap year”.

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