Guinness Pro12 Final: Le parole dalla sala stampa

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Alba Ovale – 2016

BT Murrayfield (Edimburgo) – “Abbiamo parlato per tutta la settimana di quello che volevamo e dovevamo fare per vincere qui, di quello che abbiamo fatto per tutto l’anno e siamo riusciti a farlo!“, esordisce John Muldoon, che dopo quasi un’ora dalla fine della gara non si è ancora tolto la maglia da gioco.

Sono contento per tutti, tutti i miei compagni, tutti quelli coinvolti. Quando hai velocità e creatività, come abbiamo noi nella nostra linea dei trequarti, sai che qualcosa può sempre succedere. Non siamo andati mai in panico, non siamo mai stati nervosi e abbiamo difeso bene. Sapevamo cosa ci aspettava, ne abbiamo parlato, siamo riusciti a tenere a bada i loro attacchi e siamo riusciti a tenere la palla perchè è più facile attaccare che difendere. Forse ad inizio secondo tempo abbiamo avuto qualche momento difficile ma siamo riusciti a gestire bene.

Siamo entrati in campo e visto una marea verde sugli spalti, e abbiamo avuto i brividi lungo la schiena. Tutti sappiamo che nello sport, nel loro giorno, tutti possono vincere. Questo è il bello dello sport, che può anche essere crudele. Sapevamo di aver avuto una stagione bella e che tutto poteva finire male, ma come abbiamo detto in tutte queste settimane siamo scesi in campo convinti di giocare come volevamo e ci siamo riusciti. Forse qualcuno sugli spalti ha pensato alla gara di Grenoble ma noi quel giorno abbiamo imparato una lezione e siamo riusciti a mettere in campo tutto quello che abbiamo appreso, senza andare in panico. Noi quest’anno abbiamo creduto ciecamente in quello che lo staff tecnico ci diceva, noi abbiamo avuto da inizio stagione un game-plan e ci siamo attenuti a quello sempre, senza ascoltare mai quello che dall’esterno veniva detto. Ci vogliono le palle, scusate il linguaggio ma ci vogliono davvero le palle per fare qualcosa del genere e adesso siamo campioni. Non credo che chiunque sia in grado di fare quello che i ragazzi sono riusciti a fare; Pat Lam e lo staff tecnico ci hanno messo tempo e impegno ma alla fine tutti ci abbiamo creduto, fino in fondo. Anche allo Sportsground c’erano persone che ci urlavano ‘calciate la palla, calciate la palla!’ ma noi ci siamo sempre attenuti al nostro schema e siamo stati premiati.

Pat Lam inizia a parlare subito dopo il suo capitano, che si toglie i polsini fatti di carta adesiva e si accarezza testa e barba, assaporando ogni singolo istante di questa conferenza stampa, la prima da campione in carica. “Ho sempre voluto giocare vederci giocare come squadra e gestire l’ovale, perchè è sempre più difficile quando devi difenderti, dal momento che non puoi difendere tutto. La scelta dello staff tecnico è cruciale, oltretutto. La mia filosofia è sempre stata la stessa: io non alleno per farmi analizzare dai media o da chi è esterno al gruppo, io alleno perchè voglio che i giocatori che alleno siano migliori, come atleti e come persone. Noi abbiamo grandi giocatori ma soprattutto grandi persone, sotto il profilo umano. Quando sono arrivato avevamo tre capitani, non ero ancora sicuro a quel punto chi fosse la persona giusta per guidare il gruppo ma pian piano ho capito che John era ‘the chosen one’, quello che avrebbe fatto il capitano, quello che avrebbe condotto il gruppo. Sapevo che sarebbe stata una sfida difficile, ma sono contento di quanto abbiamo fatto e adesso sono curioso di vedere dove sarò tra cinque anni, perchè adesso sono un coach migliore di quanto ero cinque anni fa. Tutti cresciamo, tutti impariamo, guardate questi giocatori. Abbiamo giocato bene, a tratti, ma abbiamo anche avuto dei momenti di frustrazione quando abbiamo cominciato a calciare via l’ovale, cosa che non vogliamo fare – e qui c’è anche la risposta, indiretta, a chi ci chiede perchè non calciamo più spesso: quando lo abbiamo fatto, abbiamo regalato possesso a Leinster, non siamo stati abbastanza precisi. Non è che non vogliamo calciare, ma noi vogliamo giocare, vogliamo sempre cercare di giocare. Sono contento per i ragazzi, per Eric Elwood, che mi ha voluto qui, siamo molto simili, molto passionali, e posso dire che l’Ovest (d’Irlanda) mi ha accolto come uno di loro, me e la mia famiglia. È una giornata fantastica per tutta la Province.

Il vero successo, come ho già detto in passato, non consiste nel vincere trofei. Noi volevamo il trofeo ed è fantastico che siamo riusciti ad ottenerlo ma noi abbiamo un piano, un progetto e vogliamo attenerci a questo. Quando torniamo il 30 luglio (“luglio?!” fa notare Muldoon a Lam, che si corregge subito, “giugno, giugno!”) il nostro primo obiettivo sarà vincere un’altra volta il Pro12, back-to-back, obiettivo realistico dopo oggi, e il secondo entrare nella fase ad eliminazione diretta della Champions Cup. Adesso possiamo continuare a lavorare, a costruire su quello che abbiamo fatto finora“.

L’ho già detto a Northampton e a Newcastle: quando vinci un trofeo, non importa quanto tempo sarà passato o dove sarai nel mondo. Quando ti ritrovi, non avrai nemmeno bisogno di parlare, basterà guardarsi negli occhi e tutto tornerà alla mente.

Leo Cullen è stato il primo a presentarsi in sala stampa e oltre a fare i complimenti agli avversari, non ha accampato scuse per la prestazione dei suoi.

Voglio fare i complimenti a Connacht, abbiamo molto rispetto per quello che hanno fatto in questa stagione e per la vittoria di oggi. Noi non possiamo lamentarci, e questo è forse l’aspetto più deludente. Non abbiamo giocato al livello che solitamente ci compete ma non possiamo, né vogliamo, cercare scuse. Grande atmosfera, grande sostegno dei tifosi, si sono meritati la vittoria, non ci sono dubbi“.

Noi abbiamo gestito male alcuni momenti-chiave, quando siamo stati in possesso abbiamo commesso qualche errore e anche nei set-pieces non siamo stati bravi abbastanza, soprattutto nel primo tempo. Connacht è stato incredibilmente cinico, ha saputo sfruttare tutte le occasioni che ha avuto. Noi siamo partiti bene ma abbiamo perso quasi subito l’iniziativa; la mancanza di attenzione nella cura dei dettagli ci è costata cara, non siamo stati capaci di capire la gara nei momenti decisivi. Abbiamo tanti ragazzi giovani e questo tipo di gare sono utili per loro, gli danno l’esperienza che servirà loro nelle prossime sfide.

Loro hanno ottimi ball-carriers contro cui non è mai facile difendere, e hanno saputo imprimere un grande ritmo alla gara soprattutto nella metà campo. Per quanto riguarda gli  infortuni, abbiamo perso un’altra seconda linea nel corso della gara ma non abbiamo registrato casi seri.

Cosa dobbiamo migliorare la prossima stagione? Essere più costanti, costruire una base migliore e cercare di mantenerci costanti per tutta la stagione. Vogliamo migliorarci, continuamente. Sono affamato di successi per Leinster, voglio che la Province vinca. Non siamo lontani da quello che vogliamo ottenere, ma oggi siamo sempre stati costretti ad inseguire e questo non ci va bene.

Jamie Heaslip arriva dopo il suo head coach e non sembra molto propenso a rispondere alle domande che gli vengono poste.

Non è una sorpresa che Connacht abbia vinto, sono stati una delle migliori squadre durante la stagione, quella che ha marcato più mete, e oggi sono stati la squadra migliore e hanno meritato di vincere. È un grande risultato per il rugby irlandese avere avuto tre squadre in semifinale e due in finale, con il supporto che i tifosi di entrambe hanno mostrato oggi.

Abbiamo un grippo giovane che imparerà moltissimo su come la stagione è andata, su come si è conclusa e sul fatto che non è facile vincere, non è mai facile vincere. Connacht è una squadra molto, molto difficile da affrontare, un test duro per chiunque, soprattutto quando lasci loro la possibilità di giocare come vogliono. Oggi, mi ripeto, hanno davvero meritato di vincere, perchè sono la squadra che ha giocato bene e ha saputo cogliere tutte le occasioni. È dura, comunque, da accettare, perchè giocare una stagione come questa e chiudere senza nessun trofeo è qualcosa difficile da prendere, ma adesso dovremo solo pensare a schiarirci le idee, riposarci e ripartire.

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