Pro12: Connacht batte i Warriors e si regala la semifinale casalinga

The Sportsground (Galway) – Quando eravamo piccoli, tutte le storie venivano introdotte dall’ormai mitico “c’era una volta…”. Poi c’era Snoopy, che attaccava sempre i suoi romanzi, dal tetto di casa sua, con “Era una notte buia e tempestosa…”
Pat Lam, nel programma ufficiale del match, inizia la sua pagina con “It was a long enough trip back from Treviso on Saturday…”
Non poteva cominciare diversamente l’ultimo capitolo della regular season di Connacht che, nonostante la sconfitta nella Marca, ha tutte le sembianze della favola.
E sia chiaro, uso la parola “favola” non per sminuire il risultato ottenuto da questo gruppo, ma, se possibile, per farlo diventare, in qualche modo, senza tempo.

E la favola di Connacht ha un lieto fine, almeno quella della stagione regolare, perchè il successo di oggi al termine di una gara che entrerà, di diritto, nel computo di quelle “indimenticabili”, regala ai Galwegians la semifinale casalinga proprio contro gli scozzesi. C’è da scommetterci, sarà un’altra battaglia. Ma il futuro di Connacht è adesso. I ragazzi di Pat Lam hanno impressionto e, se riusciranno a mantenere questo ritmo e questa intensità, hano tutte le carte in regola per migliorare una stagione già incredibilmente soddisfacente.

La pioggia che cade dalla mattina non fa di certo un favore a Connacht, cui piace tenere il possesso dell’ovale il piu’ possibile, ma la squadra di Pat Lam ha ormai raggiunto una maturita’ tale da sapersi adattare non solo alle situazioni atmosferiche, ma anche e soprattutto all’avversario.

Gia’ dall’ ingresso in campo delle squadre, comunque, si capisce subito che favola e poesia restano fuori dal rettangolo di gioco. Troppo importante la posta in palio e, infatti, MacGinty non fa in tempo a dare il via alla gara che abbiamo un turnover di Nakarawa, un infortunio (Bealham esce dal campo, sostituito da Ah You), la prima decisione contestata da tutto il pubblico – quando Henshaw viene placcato alto, ma Ian Davies concede, invece, una punizione ai Warriors che Finn Russell, però, spedisce clamorosamente lontano dai pali.

Sono passati esattamente 1’45” di una gara che, se entrambe le squadre riusciranno a mantenere questo ritmo, si prospetta bellissima. Nonostante i continui scontri fisici, nonostante la battaglia al breakdown sia ruvida, tosta, senza tregua, a cercarla bene, con un pò di pazienza, la poesia c’è, sul campo dello Sportsground. E passa dalle mani fatate e dai piedi di ballerino di Leone Nakarawa che non è solo uno dei migliori giocatori che abbiano mai vestito la maglia dei Warriors, ma sono convinto debba vincere, comunque finisca la stagione, il premio di miglior giocatore del Guinnes Pro12.

Poi, certo, Dunbar esce dal campo per infortunio – sostituito da Bennett, la pioggia costringe a qualche errore di handling, il pubblico non è esattamente entusiasta di alcune decisioni arbitrali, ma non va dimenticato che finora ho raccontato il primo quarto d’ora di gioco.

Al 17′, comunque, Connacht ha la prima, vera occasione e va subito in meta. Penal’touche a metà campo, riciclo velocissimo e, con tre passaggi – ultimo, un offload di Henshaw – Bundee Aki va oltre la linea di prepotenza, sbattendo prima contro il palo. Lo Sportsground esplode, MacGinty trasforma e i Warriors sono sotto nel punteggio e costretti al secondo cambio, perchè Wilson esce sanguinante per un colpo alla testa (viene sostituito temporaneamente da Favaro).

I Glaswegians avrebbero occasione di riportarsi subito sotto ma devono attendere ancora di muovere il tabellino, perchè dopo la scrum vinta, Russell – da posizione diametralmente opposta – manca anche il secondo calcio di giornata.

La reazione scozzese è feroce, ma la difesa di Connacht è fantastica e farebbe decisamente invidia ad Alan Solomons, un vero e proprio ‘cultore’ della materia. La pioggia aumenta d’intensità, quando siamo giunti quasi alla mezz’ora di gioco e Connacht riesce ad alzare ancora il baricentro, respingendo le avanzate scozzesi con un “muro di gomma” eretto poco fuori dai propri 22m fatto di placcaggi determinatissimi – non c’è distinzione di reparto – e aggressione ai breakdown che portano in dote continui turnover, rendendo difficilissima la vita ai Warriors.

Connacht va vicinissimo ancora alla marcatura, ma MacGinty arriva solo ad un palmo dalla linea di meta, sbattendo ancora contro lo stesso palo che prima era stato ‘amico’ di Aki, prima che Muldoon venga pescato in un in-avanti che, anche dopo qualche replay, si fatica a scorgere. La pressione di Connacht non si esaurisce ma, stavolta, i Warriors riescono – con una punizione conquistata, che annulla l’ennesimo turnover irlandese, a respingere l’assalto. Il problema degli scozzesi sta nella quasi totale incapacità di gestire l’ovale attraverso le fasi e, forse per la prima volta negli ultimi mesi, la grossa difficoltà di reazione di fronte ad un avversario che sta inaridendo tutte le loro fonti di gioco, non lasciando alternative a Gray e compagni che, letteralmente, non hanno tempo per ragionare e sono sempre costretti ad agore sotto pressione.

Le squadre vanno a riposo sul 7-0 ma le facce dei Warriors, all’uscita dal campo, raccontano meglio di un trattato il loro stato d’animo dopo quaranta minuti brutali in cui, salvo alcune rare eccezioni soprattutto nel primo quarto di gara, si sono trovati a dover soffrire il ritmo imposto da Connacht. Che, comunque, non è riuscito a tradurre in punti a referto la propria superiorità e, dopo aver speso molte energie, nella ripresa potrebbe pagare pegno.
Per onestà, comunque, va sottolineato che i Galwegians non sono arrivati a ottanta minuti dalla semifinale casalinga solo con la forza fisica ma, anche e sopratutto, perchè hanno dimostrato nel corso di tutta la stagione di essere una squadra, fatta di elementi con un mix di “intelligenza” e talento, che sotto la guida di Pat Lam hanno saputo costruire un gruppo più forte di ogni individualità.

Con queste premesse, ai Warriors serve un secondo tempo perfetto se vogliono raddrizzare la gara in loro favore. E, anche, una buona dose di coraggio.
Russell sembra pensarla allo stesso modo e, forse anche scottato dagli errori della prima frazione, sceglie la penal’touche alla prima punizione. Il gamble paga, perchè la maul permette ai Warriors di arrivare nei 5m avversari e di costruire la piattaforma da cui nasce la meta di Reid, perfetto nel pick-and-go.

Russell trasforma ma, proprio quando l’inerzia sembra nelle mani dei Warriors, Puafisi perde letteralmente la testa in un raggruppamento e, dopo che il direttore di gara aveva già fischiato una punizione a Connacht, rifila una testata a Marmion. Ian Davies si consulta col TMO prima di mostrare un inevitabile cartellino rosso al pilone destro, che lascia gli scozzesi in quattordici e rende nervosa una gara, finora, ‘maschia’ ma assolutamente non cattiva.

Gli animi si scaldano, Aki e Wilson hanno qualcosa da dirsi a metà campo ma, per fortuna, i ventinove in campo tornano quasi subito a concentrarsi solo sulla gara e sui punti in palio che, a mezz’ora dalla fine, sono ancora “senza padrone”.
Lam toglie MacGinty, inserendo O’Leary, mentre Townsend toglie Harley per far spazio a Fagerson – cambio forzato per poter giocare la prima mischia chiusa dopo l’espulsione di Puafisi – e Lee Jones, non proprio al centro del gioco oggi, inserendo Sean Lamont che va a coprire, in mischia, il vuoto lasciato da Harley a blindside flanker.

Connacht spreca due, clamorose occasioni per andare in meta, prima con Marmion che, anzichè servire un compagno in sostegno, si va a schiantare contro il muro difensivo dei Warriors, poi è Healy, dall’altro lato del campo, che perde l’ovale in avanti dopo qualche fase giocata a cavallo della linea di meta scozzese.

Come nel primo tempo, Connacht spinge, sbuffa, lotta, costruisce occasioni ma non riesce a concretizzare lo sforzo profuso. Almeno fino al 59′, quando O’Leary, con un cross kick perfetto, mette O’Halloran in condizione di battere Hogg in volo e schiacciare l’ovale in meta, festeggiando alla perfezione la sua centesima presenza con la maglia di Connacht.

Lo stesso O’Leary trasforma e adesso, per i Warriors, la situazione si mette terribilmente in salita, con soli venti minuti a disposizione per recuperare una gara che, adesso, sembra ormai scappata di mano. Nakarawa prova a caricarsi la squadra sulle spalle, una squadra stanca e, dal body language di alcuni elementi, ormai quasi rassegnata ma che, comunque, sembra pronta ad un ultimo, disperato sforzo.

Connacht però resta lucido, Dillane ruba la touche sui propri 22m e, a dieci minuti dalla fine della stagione, ricaccia i Warriors sui 10m, costringendoli anche ad un in-avanti. Horne commette un brutto errore a metà campo, regalando l’ovale ad Aki che, vedendosi chiuso, è bravissimo a calciare l’ovale in avanti, costringendo Hogg ad un recupero disperato che frutta una meta a Connacht sui 5m.

È quando tutto sembra perduto, però, che i Warriors costruiscono un’azione multifase che, per poco, non consente loro di trovare il varco giusto nella difesa avversaria. Dopo una teoria quasi infinita di passaggi e almeno cinquanta metri guadagnati, un in-avanti interrompe l’avanzata scozzese. A tre minuti dalla fine, lo stadio intona “Fields of Athenry” per far capire alla squadra che i 7786 presenti – salvo forse un centinaio di scozzesi – sono tutti al loro fianco, stanno spingendo con loro verso il risultato. Pat Lam, addirittura, incurante della pioggia battente lascia la sua postazione e scende a bordo campo, anzi quasi in campo tanto che il quarto assistente deve dire ai suoi collaboratori che lí, nell’area di meta avversaria, proprio nonn può stare.

Al terzo reset è Connacht a tenere il possesso e, dopo qualche fase, arriva un calcio di punizione che, a tempo scaduto, manda lo stadio in visibilio e tutta una Province in paradiso.

Connacht Rugby 14
Glasgow Warriors 7

Score: 17′ Aki m MacGinty tr (7-0); 46′ Reid m Russell tr (7-7), 59′ O’Halloran m O’Leary tr (14-7).

Connacht Rugby: 15 Tiernan O’Halloran 14 Niyi Adeolokun 13 Robbie Henshaw 12 Bundee Aki 11 Matt Healy 10 AJ MacGinty 9 Kieran Marmion 1 Ronan Loughney 2 Tom McCartney 3 Finlay Bealham 4 Ultan Dillane 5 Aly Muldowney 6 Sean O’Brien 7 Jake Heenan 8 John Muldoon (C)
Panchina: 16 Dave Heffernan 17 JP Cooney 18 Rodney Ah You 19 Quinn Roux 20 Eoin McKeon 21 John Cooney 22 Shane O’Leary 23 Peter Robb

Glasgow Warriors: 15. Stuart Hogg 14. Tommy Seymour 13. Alex Dunbar 12. Peter Horne 11. Lee Jones 10. Finn Russell 9. Ali Price 1. Gordon Reid 2. Fraser Brown 3. Sila Puafisi 4. Leone Nakarawa 5. Jonny Gray (C) 6. Rob Harley 7. Ryan Wilson 8. Josh Strauss
Panchina: 16. Pat MacArthur 17. Jerry Yanuyanutawa 18. Zander Fagerson 19. Tim Swinson 20. Simone Favaro 21. Grayson Hart 22. Mark Bennett 23. Sean Lamont

HT: 7-0
Note: 11C, vento a tratti anche forte, pioggia (showers) dalla prima mattinata senza interruzioni. O’Halloran e Marmion entrano in campo assieme per celebrarare la loro 100esima presenza con la maglia di Connacht.
Sin bin: 49′ Sila Puafisi (Glasgow Warriors) cartellino rosso
Man of the match: Kieran Marmion (Connacht Rugby)
Spettatori: 7786
Arbitro: Ian Davies (WRU)

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